Massimo Gallo – Giornalista

26 ottobre 2009 at 19:12

Rutelli: vado con Casini, ma non subito e non da solo

(AGI) – Roma, 26 ott – Francesco Rutelli si accingerebbe a lasciare il Pd per andare con Pierferdinando Casini? “Con Casini, ma non subito e non solo”. Cosi’ l’ex vice presidente del Consiglio risponde a Bruno Vespa per il suo nuovo libro “Donne di cuori – Duemila anni di amore e potere da Cleopatra a Carla Bruni, da Giulio Cesare a Berlusconi” in uscita da Rai Eri Mondadori il 6 novembre prossimo.rutelli Ieri, mentre si votava per la segreteria del Pd, Rutelli aveva detto a Vespa – secondo quanto si legge in una nota del conduttore di ‘Porta a Porta’ – di prevedere la vittoria di Bersani e una forte quantita’ di voti in favore di Ignazio Marino. “In questi due anni” – dice Rutelli a Vespa – “il Pd ha sprecato un patrimonio anziche’ costruirne uno nuovo. Avremmo dovuto cambiare terreno di gioco, allenatore, squadra, pallone, modulo tattico, perfino i tifosi. Dopo quindici anni era evidente che lo schema dell’Unione era finito. Bisognava cambiare tutto. E invece non e’ cambiato niente. Il Pd e’ senza ceti produttivi. Vota per noi soltanto il 13-14 per cento dei piccoli imprenditori. Ne votavano di piu’ per il vecchio Partito comunista. Siamo senza operai, senza ceto popolare. Il discorso che Veltroni fece nel 2007 al Lingotto e una conduzione battagliera della campagna elettorale del 2008 hanno portato il Pd a conquistare un terzo dei voti. Da allora lo stesso Veltroni si e’ affidato a un eclettismo senza baricentro politico, non e’ mai piu’ arrivata una proposta chiara. Gli elettori hanno percepito soltanto un rumore di fondo remoto e confuso. Cosi’, mentre Berlusconi detta l’agenda al paese, nel nostro campo da un lato i moderati sono sempre piu’ attratti da Casini e dall’altro guardano a Di Pietro, che batte solo su un punto – Berlusconi e’ un mascalzone -, e se incontra sulla propria strada il presidente della Repubblica, non risparmia neppure lui. Nemmeno il Pci si era mai sognato di oscillare tra un laicismo fondamentalista minoritario e un giustizialismo caudillista. Abbiamo subito una perdita strategica di rappresentanza, tanto piu’ grave quanto piu’ sono cominciate le difficolta’ del presidente del Consiglio. Per riparare, il Pd si sbilancia a sinistra, e cosi’ peggiora la situazione, si isola. Una scelta ancora piu’ assurda – dice Rutelli – nel momento in cui il centrodestra si sbilancia a destra a favore di Bossi, Fini e’ in grandissima difficolta’ e il terreno competitivo diventa quello moderato. E ancora piu’ incredibile dopo che gli ultimi risultati elettorali, a cominciare da quello tedesco, ci dicono che la tradizione socialista e’ in crisi anche nei paesi in cui aveva riscosso i maggiori successi. Ma non basta: e’ incredibile che il Pd si costruisca radici socialiste con un quarto di secolo di ritardo e molta sinistra e’ andata a destra. Per essere riformisti, insomma non bisogna stare necessariamente nel Pd. A destra ci sono socialisti come lo stesso Berlusconi, Tremonti, Brunetta. Frattini e’ diventato socialista venendo dal Manifesto. Bondi era comunista. Maroni viene addirittura da Democrazia ProletariaÂ…..”. E allora? “Deve formarsi una forza nuova – dice Rutelli nel libro di Vespa – per favorire aggregazioni che nascano da questa crisi, un confronto tra moderati del centrodestra e democratico – riformisti del centrosinistra”. Ho capito, gli dice il giornalista: Rutelli se va con CasiniÂ…. “Casini – risponde Rutelli – ma non subito e non solo”.

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